lunedì 9 ottobre 2017

L'UNICA POSSIBILITA' (LA PROFEZIA DI BASSO)


1. Il dibattito seguito al post "Vademecum per la difesa della sovranità democratica" non ha soltanto consentito di approfondire la tematica delle politiche socio-economiche effettivamente seguite dalla Germania nazista. 
Tra i commenti, infatti, è stato citato, da natolibero, un discorso di Lelio Basso del 1949, inserito nel "Ciclo totalitario" (peraltro citato in precedenza più volte nei post e nei commenti). Lo riproduco arricchendolo dei links a post e fonti che trattano di argomenti corrispondenti (a cominciare dalla grande bufala EU=Eurss, se non si comprende l'origine e la necessità conservativa del totalitarismo dello "Stato liberale", "bufala" la cui mancata comprensione può fenomenologicamente spiegare perché le prossime elezioni saranno inutili).

2. Ecco le profetiche analisi e soluzioni offerte da Basso nel 1949 (!):
"La nostra analisi non sarebbe compiuta da un punto di vista marxista se non cercassimo di trarne le necessarie deduzioni sull’atteggiamento che il movimento operaio deve assumere di fronte a questa tendenza totalitaria in atto del mondo capitalistico.
Ora il punto di partenza per trarre utili deduzioni deve essere questo appunto, che noi non siamo in presenza di un fenomeno involutivo particolare all’Italia e spiegabile con motivi particolari tratti dalla nostra storia, e, meno ancora, dalla nostra educazione politica o dalla nostra psicologia (v.qui, p.10, qui e qui), bensì di una tendenza generale del mondo capitalistico, che, quanto più procede verso forme monopolistiche e di alta concentrazione (qui, p.4), tanto più diventa incompatibile con un regime democratico, e sia pure di democrazia borghese. 
Le forme democratiche possono sussistere, ma sono svuotate di ogni contenuto e di ogni reale efficacia, in quanto il potere politico tende ad identificarsi sempre più col potere economico e ad essere sempre più espressione degli interessi dei pochi gruppi monopolistici. 

Questo processo, che si verifica in tutti i paesi capitalistici e naturalmente si inserisce nelle particolari situazioni sociali e storiche (per cui se il fenomeno in se stesso non è spiegabile con motivi particolari dei singoli paesi, questi motivi particolari diventano importanti per capirne e combatterne gli aspetti determinati e le espressioni diverse che esso assume nei differenti paesi), si trova oggi coordinato su scala mondiale dalla guida dell’imperialismo americano, che tende ad unificare il mondo, sia i paesi coloniali che i paesi a economia capitalistica, sotto una comune norma di sfruttamento, adattata alle più diverse circostanze. 
Ne consegue che, in ogni singolo paese, politica internazionale (e cioè vincoli di subordinazione verso l’America e di inserimento nel “grande spazio” dello sfruttamento americano), politica economico-sociale (tendente a favorire i gruppi monopolistici più forti e quindi, in via normale, quelli di portata internazionale, garantendone i profitti a scapito del tenore di vita dei lavoratori e dei ceti medi e a scapito dell’indipendenza delle piccole, medie e talvolta anche relativamente grandi imprese), e politica interna (tendente ad escludere le classi lavoratrici da ogni reale influenza sul potere e successivamente ad eliminare ogni serio controllo parlamentare e di opinione pubblica, asservendo i sindacati, la stampa, ecc.) sono in realtà tre aspetti di un’unica politica, che non possono essere considerati e combattuti separatamente.
Quali siano queste trasformazioni di struttura abbiamo già più volte indicato: esse vanno dal superamento dell’economia di concorrenza alla conseguente distruzione della produzione indipendente, cioè non legata a gruppi (v. p.14), sia essa piccola, media o relativamente grande, dall’abbandono di certi tipi di produzione industriale alla trasformazione delle culture agrarie in relazione alle direttive dell’imperialismo americano e alle sue esigenze di sfruttamento di un solo grande mercato europeo, dalla cartellizzazione e cosiddetta “razionalizzazione” dell’industria, alla modificazione delle abituali correnti di traffico, dall’abbandono di difese doganali alla rinuncia a sovranità nazionali, dalla subordinazione dei poteri pubblici alle direttive dei monopoli fino alla creazione di un sistema di sicurezza del grande capitale capace di garantirgli la tranquillità del profitto e di socializzarne le perdite
Tutto questo processo è evidentemente destinato ad accrescere la disoccupazione operaia, ad aumentare il livello di sfruttamento delle masse contadine, e, in misura forse ancora maggiore, a sgretolare e pauperizzare i ceti medi, a soffocare ogni libertà di pensiero e ad avvilire intellettuali e tecnici al rango di servi dell’imperialismo
Non importa se i nostri avversari si riempiono la bocca di formule altisonanti di democrazia: la loro politica, più ancora di quella di Hitler, è la minaccia più grave che abbia fino ad oggi pesato sulle possibilità di sviluppo democratico dell’uomo moderno.
È chiaro perciò che la politica della classe operaia deve essere una politica capace di interessare non soltanto gli operai stessi, ma altresì tutti quei ceti - e sono l’immensa maggioranza della popolazione - che la politica dell’imperialismo distrugge od opprime sia economicamente sia spiritualmente (sempre qui, p.4 e peraltro nel solco di una precedente visione di Gramsci e Rosa Luxemburg) e coi quali noi dobbiamo ricercare i mezzi e le vie per creare un nuovo equilibrio di forze sociali che rovesci quello oggi in via di consolidamento. 
Dev’essere chiaro per tutti che le forze, che oggi si sono insediate al governo del nostro paese, non hanno alcuna possibilità di tornare indietro dalla strada su cui si sono avviate (qui, pp. 7-8 e qui) e che è la strada del domino totalitario dello stato per conto dei grossi interessi capitalistici; e che perciò la sola possibilità offerta a chi non vuole soggiacere a questa nuova edizione del regime fascista che si profila, è di opporvisi con tutte le proprie energie, non per tornare indietro o per stare fermi, ma per allearsi con tutte le forze decise a creare un nuovo equilibrio che segni un passo avanti sulla strada della democrazia e del progresso."
Ciclo totalitario (3), «Quarto Stato», 1-31 lug.-15 ago. 1949, n. 13/14/15, pp. 3-6.

3. Per inquadrare il senso profondo della consapevolezza "bassiana" - proprio in quanto ormai completamente, e tragicamente, avulsa da qualsiasi discorso svolto "a sinistra"-  facciamo un passo indietro nella storia del '900
Rammentiamo perciò questa sintesi di Trotskij riportata da un commento di Arturo (il cui nick diviene misteriosamente criptato...). Il commento riguarda il destino europeo, e più di tutti italiano, nella dialettica, ancora attuale, tra egemonia tedesca (endogena) e egemonia degli Stati Uniti (quasi-esogena), focalizzando sulla natura della seconda:
"Alla fine la differenza è fra un’egemonia economica, unione monetaria inclusa - (il link è all'articolo di Gattei sull' "euro dei Nazi e il nostro", del 2014, anno per molti versi "fatidico", il cui quadro ricostruttivo andrebbe, per la verità, integrato con il "Rapporto von Ribbentrop" del 21 marzo 1943) -, appoggiata direttamente sulle armi tedesche (senza naturalmente sminuire gli aspetti ideologicamente più aberranti e mostruosi che vi si sono accompagnati sotto il Terzo Reich, da cui però non bisogna neanche farsi abbagliare), oppure sull’imperialismo “pacifista” americano, come lo definiva sarcasticamente Trotskij (Le prospettive di una rivoluzione mondiale, 1924):
Fatto notevole: è a scopo d’interesse che l’America ha alimentato la guerra attraverso la sua industria; è a scopo di interesse che è intervenuta, per schiacciare un temibile concorrente; e, tuttavia, è riuscita a mantenere una solida reputazione di pacifismo. È uno dei paradossi della storia, paradosso che non ha e non avrà niente di divertente per noi. L’imperialismo americano, fondamentalmente brutale, spietato, rapace, grazie alle particolari condizioni dell’America, ha la possibilità di avvolgersi nel mantello del pacifismo - cosa che non possono fare gli avventurieri imperialisti del vecchio mondo. Ciò dipende da ragioni geografiche e storiche
Gli Stati Uniti non hanno avuto bisogno di mantenere un esercito di terra. Perché? Perché sono separati dai loro rivali da immensi oceani. […] Ecco la principale ragione geografica che ha permesso loro di agghindarsi con questa maschera del pacifismo. In realtà, contrariamente all’Europa e agli altri paesi, l’America, fino ad ora, non aveva esercito. E se ne ha uno, è perché vi è stata costretta. Chi l’ha costretta? I barbari, il kaiser, gli imperialisti tedeschi.
La seconda ragione della reputazione di pacifismo degli Stati Uniti, bisogna cercarla nella storia. Essi sono intervenuti nell’arena mondiale quando l’intero globo terrestre era già conquistato, diviso e oppresso. Per questo l’avanzata imperialista degli Stati Uniti si effettua sotto le parole d’ordine: «Libertà dei mari», «Frontiere aperte» ecc. ecc. Perciò, quando l’America è costretta a compiere apertamente una canagliata militarista, agli occhi della sua popolazione e, in una certa misura, di tutta l’umanità, la responsabilità incombe unicamente sui cittadini ritardati [nel senso di ritardatari] del resto del mondo.


Finché l’accordo regge…

(Certo però sarebbe simpatico vivere in un mondo un po’ più civile…)".

4. Non è dunque possibile, che il vincolo €sterno, e la sua incarnazione nell'UE-M, si sgretolino, e consentano alle nazioni democratiche di perseguire gli interessi dei loro popoli, se prima non si verificano le condizioni che sono riassunte in questa, ormai "antica", descrizione:
"Il problema è che gli USA, non paiono coscienti di quanto in Europa l'operazione di distruzione del welfare, sociale e del lavoro, che pure continuano ad auspicare ("le irrinunciabili riforme strutturali"), conduca ad un assetto di forze che sono poi incontrollabili e, quindi, neppure correggibili con l'introduzione degli strumenti che essi stessi considerano come appropriati.
Cioè, in specie, un diverso modello di banca centrale capace di coadiuvare le politiche espansive che tutt'ora mettono al centro di ogni possibile soluzione della crisi da domanda. 
Dimenticando, tra l'altro, la loro stessa propensione all'intervento pubblico sulla spesa, come attestano i ben diversi andamenti dei deficit pubblici tra bilancio federale e area UEM.
Non hanno capito che, una volta accettato di non contestare il legame tra limitazioni del deficit pubblico e auspicata destrutturazione definitiva del welfare, le riforme strutturali provocano un effetto politico di raffozamento delle tendenze mercantiliste che oggi vorrebbero combattere: si tratta sostanzialmente della sindrome "dell'apprendista stregone", (opposta a quella del "questa volta è diverso"). 
Una volta evocato il capitalismo sfrenato non si può poi fermarlo a piacimento: il "lavoro-merce" diviene un problema di arretramento oltre gli stessi desiderata dell'improvvido apprendista.
Riusciranno a fermare tutto questo, se veramente sono interessati a questo tipo di "recupero" delle potenzialità dei mercati UEM?
...Per farlo devono comprendere le ragioni profonde della loro stessa crisi sistemica: il neo-liberismo, non è buono se legato alle "nuove" politiche monetarie e all'occupazione precarizzata, apparente, nel settore dei servizi a basso valore aggiunto, mentre diviene "cattivo" se trasposto in Europa in forma di ordoliberismo a matrice mercantilista tedesca.
Il liberoscambismo è un blocco unico di tendenze politiche che in Europa poteva affermarsi solo nella forma attuale: diversamente non sarebbe stato possibile fronteggiare, avversandola in modo vincente, decenni di applicazione delle Costituzioni democratiche.  Non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca.
Ma non è possibile ritenere che un ripensamento di questo genere avvenga, da parte loro, in tempi accettabilmente brevi e senza traumi al loro stesso interno.
Per questo, anche alla luce delle attuali "voci" critiche verso l'ordoliberismo instaurato in UEM, ma virato irresistibilmente verso il mercantilismo (autodistruttivo), mi sento ancora di più di affermare
"Sto cominciando a maturare la convinzione che, in assenza di stalinismo alle porte, è impossibile replicare la stagione keynesiana-costituzionale post 1943.
Al massimo si potrà recuperare la flessibilità del cambio e una certa limitata cooperazione delle BC (sempre nei limiti dell'interesse bancario nazionale).
E sarebbe già tanto.
La democrazia redistributiva pluriclasse probabilmente è già morta, nel momento in cui è caduto il muro di Berlino (o giù di lì): senza una forza contraria e simmetricamente minacciosa i capitalisti si riprendono tutto il maltolto (secondo loro). E siccome il capitalismo si sviluppa per oligopoli sempre più grandi e transnazionali, non vedo come si possa trovare una forza capace di neutralizzare il loro dominio, in presenza delle loro strategie di manipolazione dell'informazione
...(segue)"

Solo entro la consapevolezza di questo quadro può collocarsi un'azione utile, per l'interesse democratico nazionale, da parte di qualsiasi forza politica.

30 commenti:

  1. Già, il pacifismo, la libertà. Volemose bene … sempre in nome del mercato.

    Nemmeno Gramsci scherzava quando si trattava di smascherare il liberoscambismo mimetizzato da pacifismo. Penetrante, lucido ed ironico, bisognerebbe farlo leggere a tutti quelli che “laltra€uropapossibile”, rappresentanti di quell'idiotismo propagandato dal “chiocciolìo piattololo” dei media.

    Non so se era stato già citato, ma conviene riportarlo:

    Nel beato paese di Utopia ha avuto in tutti i tempi diritto di cittadinanza e di libera circolazione il “bel sogno” (come si suol dire) degli Stati Uniti d'Europa e del Mondo. Il “bel sogno” ha fatto ridere i saggi; i critici, i filosofi realisti ne hanno dimostrato l'incongruenza, la fallacia storica. Ed a ragione. Il “bel sogno” si presenta ora: ha cambiato nome, si chiama la Lega delle Nazioni. Un capo di Stato e di uno Stato modernissimo, un uomo, che ha dimostrato, nella semplicità del suo linguaggio, di essere piú realista di tutti gli spacciatori di cabale diplomatiche, se ne fa banditore: Wilson….Che non si tratti piú del “bel sogno” ma che davvero un nucleo di realtà sia nascosto in questa formula rimessa a nuovo? Vediamo, perché ne vale la pena.

    La vecchia concezione, che possiamo chiamare latina, la concezione vittorhughiana, umanitaria, massonica era ed è ancora un'astrazione arbitraria, antistorica, teneramente costruita con cemento di lacrime e con blocchi di sospiri. La sostiene in Italia il senatore Ponti e il... compagno Modigliani, è una ernestoteodoromonetoria , che non sprofonda le sue radici in nessun ceto di classe, vivo economicamente e socialmente. In Francia è bandita dalla Lega per i diritti dell'uomo, dai socialisti di tutte le frazioni, e da quell'accozzaglia di retori sfiaccolati e di uomini d'affari che costituiscono il partito radico-socialista.

    Anche in Francia non è una corrente economico-sociale che la fa propria; rimane pura ideologia, fiorita nei fertili campi della politica e della chiacchiera giornalistica: è il fantasma della Francia giacobina che in berretto frigio e carmagnola agita la fiaccola della fratellanza, dell'eguaglianza, della libertà, l'eroina della liberazione dei popoli, la sanzionatrice di tutte le piú squisite e nebulose conquiste verbali dello spirito umano.

    Ma nel mondo anglosassone l'ideologia si presenta sotto altre vesti e con ben altre garanzie di serietà e di concretezza. Nel mondo anglosassone Lega delle Nazioni significa questo: NECESSITÀ DEL CAPITALISMO MODERNO, FORMA POLITICA ATTUALE DI CONVIVENZA INTERNAZIONALE CHE SIA MEGLIO ADEGUATA ALLE NECESSITÀ DELLA PRODUZIONE E DEGLI SCAMBI. Woodrow Wilson è arrivato alla presidenza degli Stati Uniti per rappresentarvi gli interessi politici di un ceto capitalista che è la quintessenza del capitalismo…Crea l'ideologia pacifista di Norman Angell , ma si addimostra CAPACE DI FAR LA GUERRA E DI PERDURARVI TENACEMENTE NON MENO DEI PIÚ AGGUERRITI STATI MILITARESCHI
    . (segue)

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  2. In questo scorcio della vita del mondo lancia l'ideologia della Lega delle Nazioni. Essa rappresenta per la borghesia liberista anglosassone la garanzia politica dell'attività economica di domani e dell'ulteriore sviluppo capitalistico. È il tentativo di adeguare la politica internazionale alle necessità degli scambi internazionali. Rappresenta, per i singoli Stati, quella garanzia di sicurezza e di libertà che corrisponde nel seno di ogni Stato all'habeas corpus per la libertà e la sicurezza individuale dei singoli cittadini. È IL GRANDE STATO BORGHESE SUPERNAZIONALE che ha dissolto le barriere doganali, che ha ampliato i mercati, che ha ampliato il respiro della libera concorrenza e permette le grandi imprese, le grandi concentrazioni capitalistiche internazionali.

    QUESTA IDEOLOGIA POLITICA È FUNZIONE DEGLI SCAMBI; lo strumento di produzione che l'ha prodotta sono gli scambi internazionali, che hanno anch'essi valore produttivo, perché, liberi da impacci doganali, permettono il massimo sfruttamento delle risorse naturali e della capacità lavorativa del proletariato. Rappresenta, la Lega delle Nazioni, un superamento del periodo storico delle alleanze e degli accordi militari: rappresenta un conguagliamento della politica con l'economia:, una saldatura delle classi borghesi nazionali in ciò che le affratella al disopra delle differenziazioni politiche: L'INTERESSE ECONOMICO…
    ” [A. GRAMSCI, La Lega delle Nazioni, Il Grido del Popolo, 19 gennaio 1918]. Non poteva essere più chiaro: pacifismo figlio legittimo del liberoscambismo imperialista.

    La Costituzione - nata per arginare un tale scempio - è antifascista perché antiliberista. Credo non ci sia altro da dire

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    1. Poi....#noallastasi (magari bastasse)
      Se si leggono le dichiarazioni fatte da Eichmann durante il processo di Gerusalemme, e di Rudolf Höss (il penultimo comandante di Auschwitz, l’inventore delle camere ad acido cianidrico) nella sua autobiografia, vi si riconosce un processo di elaborazione del passato, più sottile di quello ora accennato. In sostanza, questi due si sono difesi nel modo classico dei gregari nazisti, o meglio di tutti i gregari: siamo stati educati all’obbedienza assoluta, alla gerarchia, al nazionalismo; siamo stati imbevuti di slogan, ubriacati di cerimonie e manifestazioni; ci hanno insegnato che la sola giustizia era ciò che giovava al nostro popolo, e la sola verità erano le parole del Capo. Che cosa volete da noi? Come potete pensare di pretendere da noi, a cose fatte, un comportamento diverso da quello che è stato il nostro, e di tutti quelli che erano come noi? Siamo stati diligenti esecutori, e per la nostra diligenza siamo stati lodati e promossi. Le decisioni non sono state nostre, perché il regime in cui siamo cresciuti non ci concedeva decisioni autonome: altri hanno deciso per noi, e non poteva avvenire altrimenti, perché eravamo stati amputati della capacità di decidere. Non solo decidere ci era stato vietato, ma ne eravamo diventati incapaci. Perciò non siamo responsabili e non possiamo essere puniti.

      Anche se proiettata sullo sfondo dei camini di Birkenau, questa argomentazione non può essere presa come frutto di pura impudenza. La pressione che un moderno Stato totalitario può esercitare sull’individuo è paurosa. Le sue armi sono sostanzialmente tre: la propaganda diretta, o camuffata da educazione, da istruzione, da cultura popolare; lo sbarramento opposto al pluralismo delle infor-mazioni; il terrore. Tuttavia, non è lecito ammettere che questa pressione sia irresistibile, tanto meno nel breve termine dei dodici anni del Terzo Reich: nelle affermazioni e nelle discolpe di uomini dalle gravissime responsabilità, quali erano Höss e Eichmann, è palese l’esagerazione, ed ancor più la manomissione del ricordo. Entrambi erano nati ed erano stati educati molto prima che il Reich diventasse veramente «totalitario», e la loro adesione era stata una scelta, dettata più da opportunismo che da entusiasmo. La rielaborazione del loro passato è stata opera posteriore, lenta e (probabilmente) non metodica. Domandarsi se sia stata fatta in buona o in mala fede è ingenuo.Primo Levi I sommersi e i salvati pag 38

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    2. Spiegazione convincente della permanenza di un libero arbitrio rispetto a fenomeni sovrastrutturali come l'ideologia nazista e le sue implicazioni (non sorprendenti, neppure a posteriori, date le premesse).
      Ma proprio perché convincente, non pienamente esplicativa (infatti non potrebbe...spiegare la limitatezza numerica delle responsabilità, se non altro culturali, addossate agli individui delle intere classi dirigenti ogni volta che finisce un imperialismo mercantilista a struttura capitalistica).

      E' chiaro che, rispetto alla struttura sociale che il regime implicava e preservava, come abbiamo visto (esaltandola, certo, ma nelle forme), non si è infatti verificato lo stesso giudizio e lo stesso distinguo di imputabilità colpevole.

      Tant'è che nessuno ritenne, e ritiene, imputabile ai tedeschi, - come popolo fortemente capace di identificarsi con le sue elites-, prima e dopo la parabola (acceleratrice) del nazismo, un libero arbitrio e quindi una colpa, per quello che sono stati, e sono, in grado costantemente di riprodurre sul palcoscenico continentale.

      Almeno, (va detto), a livello di patrimonio comune del mainstream cultural-mediatico contemporaneo.

      Eppure basterebbe leggersi un libro di due attenti storici e filologi come "I dubbi di Salaì" di Monaldi e Sorti, per renderesene conto.

      D'altra parte, sarebbe inutile ripetere che la visione darwinian-liberista è, specialmente oggi, frutto di un condizionamento di massa ben più risalente e profondo di quello che potè esercitare il nazismo: e purtroppo, non solo in Germania, ma anche in Italia.

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    3. Sempre grazie :-) Riporto questa che mi pare esplicativa
      Padrone mio amatissimo,
       
      con la presente accuso ricevuta de la Vostra lettera con cui come sempre me dite un sacco de cose sagge et furbe et me riprometto de tenere li ochi aperti come dite Voi et de non stare sempre a penzare a le femine senno col cavolo che me pagate et anzi me farete punire et anzi fate benissimo perche tutto quello che fate Voi è sempre cosa giusta et bonissima.
      Vostro et sempre sottomesso servitore
      Salaì

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    4. Non direi: leggi bene. Il libro è sui tedeschi e il loro plurisecolare atteggiamento di grezza ambizione egemonica nonché verso l'Italia, quale principale ostacolo culturale ed economico per raggiungere tale obiettivo.

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  3. “Dev’essere chiaro per tutti che le forze, che oggi si sono insediate al governo del nostro paese, non hanno alcuna possibilità di tornare indietro dalla strada su cui si sono avviate”

    Devo dire che mi ha sempre “colpito” questo commento:

    "Sia (invocare, per una soluzione del problema bancario italiano) l'art.43 (cioè la possibilità di ri-nazionalizzare in tutto o in parte il sistema bancario), che il più "diretto" (in tema sistema bancario) art.47 Cost., presuppone che si riaffermi che la c.d. Costituzione economica costituisca una parte fondamentale della stessa Carta, in quanto proiezione diretta degli articoli sul fondamento lavoristico: dunque non soggetta a revisione ex art.139 nè, profilo estremamente importante in questo frangente, derogabile da alcun trattato ai sensi dell'art.11 Cost (e questo in tema di protezione della legalità costituzionale sarebbe il...minimo sindacale).

    Ma non appena fatto ciò:
    a) verrebbe meno la supremazia del diritto europeo: praticamente nella sua interezza, perchè è un trattato economico (dunque incide sulle stesse materie) e, laddove finge di non esserlo, pone standards di diritti civili più bassi della nostra Costituzione;

    b) chi iniziasse una simile riaffermazione del diritto costituzionale e della sovranità democratica, dovrebbe ammettere di aver navigato "in", se non di aver apertamente propugnato, decenni di illegalità costituzionale.

    Entrambi gli effetti sarebbero quindi tollerabili e sostenibili solo per forze politiche non compromesse nè con il "fogno" €uropeo, nè con l'attacco sistematico del neo-liberismo alla Costituzione.
    E allo stato forze politiche (rappresentate in parlamento) del genere, in Italia, non ce ne sono. Neanche si avvicinano all'orizzonte, peraltro..".

    http://orizzonte48.blogspot.com/2016/02/lart47-cost-come-la-linea-del-piave.html?spref=tw

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    1. In effetti, era mia intenzione riproporlo (e per la verità dovrebbe essere già stato incorporato in un successivo post, se cerchi bene).

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    2. Quel passo è stato scritto come commento ed è stato in seguito ripreso dal post ANTI-POPULIST OR "ANTIPOPULACE"? THE WOLF OF ELITE WARNS...(democracy is not mobocracy) del 28 gennaio 2016, per poi essere ripreso di nuovo nel citato post L'ART.47 COST. COME LA LINEA DEL PIAVE? del 2 febbraio 2016.

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    3. Allora funziona! :-)
      Credo, in verità, che sia stato anche inserito nel "compendio" su art.47 Cost e unione bancaria pubblicato sul sito di a/simmetrie....

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    4. www.asimmetrie.org/wp-content/uploads/2016/05/AISWP201604.pdf si... a pag. 22

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  4. inizio a perdere colpi anche io :)

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  5. comunque è un Grande commento che fa capire tante cose..... Grazie di tutto Presidente.... veramente Grazie

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  6. Il quadro a me personalmente sembra persino più grave del disegno di un'abolizione radicale della classe media, con le gravi limitazioni economiche imposte alle classi lavoratrici otterranno di estinguere gli indigeni europei, e al loro posto instaureranno un'€uropa dei migranti, l'esercito di riserva, letteralmente come mai prima, iuessei a parte, e con i tagli all'istruzione, che prima o poi, più prima che poi, diventerà inaccessibile ai più, le classi lavoratrici diventeranno o rischieranno di diventare classi sociali più simili ai servi della gleba che non a quelle classi che hanno determinato la distribuzione dei redditi e dei diritti nel secolo scorso, l'urgenza è oggi molto più motivata che, forse, mai in passato, perchè passato un certo limite tornare indietro o solo resistere diventerà impossibile.
    P.S.
    Colgo l'occasione per ringraziare del lavoro svolto il curatore del blog e i commentatori, non mi lascio scappare alcun aggiornamento, oltre che stimolanti ed impegnativi, tutti gli interventi sono di grande valore, sia divulgativo che, per chi come ha molto da imparare, formativi.

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    1. Il progetto politico di "Essi" pare quindi consistere in:

      Lorenzo Carnimeo11 settembre 2015 15:45

      Il progetto politico di "Essi" pare quindi consistere in:
      a) l'instaurazione di un governo sostanziale "nascosto", perché comunque i veri governanti (la grande finanza), non assumono direttamente -agli occhi dei governati- la responsabilità delle politiche che decidono, nascondendosi dietro al politico di professione, titolare formale (ma non sostanziale) del potere e ridotto a mero prestanome (sotto questo aspetto era meglio perfino il "vecchio" ancien regime: anche se "non votato da nessuno", un Luigi XVI era chiaramente identificabile come responsabile dal governato: come aveva statuito suo nonno, lo Stato.... era LUI. E infatti, alla fine, raggiunto il punto di rottura la società lo chiamò a rispondere!).
      b) la creazione di una non-società "universale, multietnica, multiculturale, globale", composta da una massa povera, abbrutita, incolta, disorientata e senza valori di riferimento (e come puoi averne senza una cultura a cui riallacciarti, una terra a cui legarti, una famiglia di cui far parte, una politica da valutare, fin anche un dio in cui credere?).
      Sotto questo aspetto, è incredibile la sinergia tra quelle che Diego Fusaro chiama la "Destra del denaro" e la "Sinistra del costume". Basti pensare alla comune condivisione del relativismo dei valori, della "guerra" contro la famiglia tradizionale (ossia contro il welfare privato che esiste da sempre: famiglia non è forse uguale a mutuo soccorso?), dell'anticlericalismo stereotipato etc....
      c) un'opera di sviamento delle coscienze (e in una non-società frammentata e senza punti di riferimento è oggettivamente facile), dai problemi autenticamente politici verso delle "ideologie di secondo livello" (es. gender, femminismo ultra-radicale, animalismo, veganesimo, etc....), identificando (falsamente) in esse la nuova frontiera della (non) lotta politica.

      Personalmente credo che un progetto del genere capisca poco l'uomo in sè, che alla fine la "società dei disorientati" esploderà come una bomba ad orologeria, anche perché, rimanendo "terra-terra", per quanto tu sia un informatore bravo, sarà difficile far credere all'infinito ad un poveraccio che il suo slum sia "il migliore dei mondi possibili" (anche se il teleschermo orwelliano glielo ripeterà dalla mattina alla sera), e perché, tanto per dirne un'altra, la "dittatura delle minoranze" è la peggiore forma di tutela che si possa dare alle stesse, in quanto presupposto per l'esplodere violento della maggioranza.....
      E' un progetto pericoloso, perché costruito sulla non politica, sulla neutralizzazione del consenso e su un'ipocrita morale di cartapesta, per la quale, tanto per dirne una, una morte va in prima pagina ed un'altra no, a seconda di dove di verificano e in quale contesto e a seconda dell'utilità che ha la notizia.
      Il problema, è che coloro che si definiscono "intellettuali", hanno seppellito il proprio spirito critico per credere in tutto questo.

      Comunque, la decadenza della società occidentale è impressionante. E' uno squallido e pericoloso "basso impero". A questo punto, c'è quasi da sperare che arrivino presto i barbari..."

      http://orizzonte48.blogspot.com/2016/06/riflessioni-varie-sul-calcolo-di-essi-1.html?spref=tw

      p.s. da leggere anche il commento di 48.

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    2. Grazie per il riferimento, l'ho letto volentieri e l'ho trovato interessante, e aggiungo che "essi" lavorano proprio per uccidere la politica e per trasformare il mondo intero in una landa senza cittadini, vorrebbero che tutti fossero cosmopoliti perchè loro lo sono da sempre e questo li renderebbe vincenti, in effetti amano vincere facile, truccare il gioco è il loro metodo, ma la montagna da scalare è ardua anche per loro.

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    3. In più noi abbiamo un grosso problema da non sottovalutare…. Non so se il commento è OT (ma se non lo hai mai letto è interessante… come tutta la discussione):

      Bazaar11 febbraio 2014 12:54

      "L'autorazzismo" è documentato come strategia sovversiva e colonialista da parte del foreign office britannico da almeno la fine degli anni '50.

      Quando gli inglesi si accorsero dell'impossibilità di gestire il conflitto d'interessi dell'alleato italico che, guidato da un gruppo dirigente troppo passionario e spregiudicato, lisciava l'ovest ma guardava ad oriente, dovettero cambiare lo stile di propaganda nel loro giardino sul mediterraneo.

      In particolare si erano conto di certe "carenze culturali" nei circoli sindacali che non erano sufficientemente preparati per divulgare le veline del vecchio Impero: veline che volevano trasmettere quale fosse la reale sostanza del socialismo reale.

      Nonostante l'assassinio di Matteotti e le rassicurazioni collaborazioniste dei dirigenti italiani, tutto l'arco parlamentare faceva buon viso e cattivo gioco nel cercare la propria emancipazione energetica, economica e quindi politica. Nulla da fare per i Lord.

      La cinica e subdola strategia fu proprio quella di spezzare la coscienza culturale dei giovani popoli di questa vecchia e gloriosa terra: e i collaborazionisti anglofili, come ben si sa, non son mai mancati. Reazionari e vili.

      La prima significativa testimonianza è stata, appunto, la promozione di Italians, con i primi sedimenti per la costruzione della maschera che si sarebbe dovuta appiccicare ai coloni.

      Il "familismo amorale" dell'italico entra nel peggiore degli stereotipi internazionali: l'obiettivo era colpire il giovane cuore del carattere nazionale.

      Paese che vai propaganda che trovi: lo sa bene chi studia marketing nelle aziende globali.

      Rimanderei da altri spunti di analisi già postati sul tema.”

      http://orizzonte48.blogspot.it/2014/02/automatic-gnrator-its-fun.html?showComment=1392119648282#c3004349186848385239

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  7. "...in assenza di stalinismo alle porte, è impossibile replicare la stagione keynesiana-costituzionale post 1943. Al massimo si potrà recuperare la flessibilità del cambio e una certa limitata cooperazione delle BC (sempre nei limiti dell'interesse bancario nazionale)."

    Anche senza stalinismo alle porte c'è comunque molta insofferenza verso l'EU nei vecchi stati satelliti dell'URSS (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca) ed apparentemente è in corso un rimescolamento delle alleanze in Medio Oriente.

    Le elite sciite e sunnite di Egitto, Turchia, Iraq, Arabia Saudita, EAU e Quatar (prima schierate con gli USA senza se e senza ma) ora guardano apertamente a Mosca per difendere i propri interessi regionali e risolvere i contenziosi aperti, ed anche Israele si è visto costretto a trattare con Putin (che 'arbitro s'assise in mezzo a lor') per timore dell'Iran.

    Acquistare batterie missilistiche S-400 e sistemi d'arma russi implica il rovesciamento di fatto delle alleanze.

    Cosi' come la crisi di Suez segnò l'uscita di Francia ed Inghilterra dal MO (e l'inizio del rapporto preferenziale Israele-USA) così l'imminente distruzione dei mercenari anti Hassad in Siria credo stia per marcare il declino dell'influenza USA nella regione.

    Ora se tutti gli stati del nord Africa e del MO hanno iniziato (come sembra) a guardare a Mosca mi viene da pensare che per ricompattare i paesi periferici dell'EU forse verrà concesso un moderato ritorno alla 'democrazia pluriclasse redistributiva'.

    Molti commentatori hanno associato il recente accenno di Trump alla 'calma prima della tempesta' alla Corea del Nord ma forse si riferiva proprio al MO.

    A breve conosceremo pure le determinazioni del congresso del partito comunista cinese e ci saranno certamente altre sorprese.

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    1. Temo, ahimè, che li fai troppo ragionevoli.
      Fare concessioni keynesiane e orientate al welfare era direttamente spiegabile con la natura del nemico "Russia-URSS" del tempo. Cioè serviva a corroborare l'idea che col capitalismo si stesse meglio che sotto i comunisti sovietici-cattivi, onde si evitasse l'avanzata elettorale di partiti "socialisti" (lato sensu marxisti).

      Ma ora, che commisurazione e adeguatezza alla natura del nemico potrebbe giustificare qualche concessione, o meglio, "ripristino" delle democrazie sociali?

      Il fatto che nell'eurozona si stia meglio che nei paesi europei ex-sovietici? Che infatti crescono di più, pur stando dentro l'UE, e i quali, come giustamente sottolinei, sono già insofferenti verso quest'ultima?
      Mi pare un po' poco, per spingerli a più miti "durezze del vivere".

      Oggi ricompattare i paesi periferici dell'UE con la paura è molto più difficile, dato che la Russia è una suggestione più ideal-simbolica che "sistemico-ideologica"; ma è anche più facile sotto il profilo pratico della conservazione dello status quo, visto che le sinistre non esistono più e che, comunque, tutto sono meno che legate alla Russia (putinesca). Almeno stando ai programmi elettorali dei "populisti" in Germania o in Olanda; o del m5s!

      Insomma, quale avanzata elettorale sarebbe da dissuadere, visto che le opposizioni attuali, nei paesi UE, non offrono un paradigma alternativo al capitalismo liberoscambista e che, anzi, semmai, avanzano elettoralmente partiti liberal-nazionalisti, in tutta l'€uropa, che tutto propugnano fuorché il welfare State e la tutela del lavoro (e non della competitività)?

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    2. C'è poco da fare, €ssi conoscono soltanto il verbo della forza, dell'inganno e della paura: in poche parole, devono presagire la violenza rivoluzionaria per poter smuoversi dalle infami alcove di morte in cui oziano.

      La violenza rivoluzionaria- in atto e in potenza- è l'unica arma che storicamente ha posseduto il proletariato per poter ottenere qualcosa (poco o nulla, visti gli sviluppi). Dovrà essere così anche questa volta

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  8. Albert Einstein, 30 Luglio 1932:

    “…[parlando delle oligarchie governanti] com’è possibile che la minoranza ora menzionata riesca ad asservire alle proprie cupidigie la massa del popolo, che da una guerra ha solo da soffrire e da perdere? […] Una risposta ovvia a questa domanda sarebbe che la minoranza di quelli che di volta in volta sono al potere ha in mano prima di tutto la scuola e la stampa, e perlopiù anche le organizzazioni religiose. Ciò le consente di organizzare e sviare i sentimenti delle masse rendendoli strumenti della propria politica. …”

    Sigmund Freud, Settembre 1932:

    “…L’ abuso di autorità da Lei lamentato mi suggerisce un secondo metodo per combattere indirettamente la tendenza alla guerra. Fa parte dell’innata e ineliminabile diseguaglianza tra gli uomini la loro distinzione in capi e seguaci. Questi ultimi sono la stragrande maggioranza, hanno bisogno di un’autorità che prenda decisioni per loro, alla quale perlopiù si sottomettono incondizionatamente.
    Richiamandosi a questa realtà, si dovrebbero dedicare maggiori cure, più di quanto si sia fatto finora, all’educazione di una categoria superiore di persone dotate di indipendenza di pensiero, inaccessibili alle intimidazioni e cultrici della verità, alle quali dovrebbe spettare la guida delle masse prive di autonomia. Che le intrusioni del potere statale e la proibizione di pensare sancita dalla Chiesa non siano favorevoli ad allevare cittadini simili non ha bisogno di dimostrazione. La condizione ideale sarebbe naturalmente una comunità umana che avesse assoggettato la sua vita pulsionale alla dittatura della ragione. Nient’altro potrebbe produrre un’unione tra gli uomini così perfetta e così tenace, perfino in assenza di reciproci legami emotivi. …”

    (S.Freud A. Einstein, “Perché la guerra”, Boringheri 1997, pp 61,62, 77.)

    Sembra proprio che il nostro venerato padre degli “strizza cervelli” sia stato preso quasi alla lettera, nel nome della pace...

    Avrei voluto evidenziare qualche passaggio in grassetto ma mi è risultato impossibile.

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    1. Alberto potrebbe obiettare che Einstein è più ingegngngnere di quanto si possa pensare... d'altronde il suo determinismo è figlio del suo positivismo.

      La stessa teoria della relatività, trasposta così nel campo filosofico, ha dato un contributo alla filosofia dei valori e al pensiero reazionario in genere, assolutamente importante: che fosse un caso che Einstein fu oggetto di un'iconoclastia senza precedenti già da giovanissimo, mentre il grandissimo Bohr, no?

      Freud è padrino di Bernays, e si vede.

      Vabbè, rientro ora, dopo essere andato fare gli omaggi alla Catalogna che, a differenza che negli anni trenta, si è messa dalla stessa parte degli euronazi.

      Avranno avuto anche qualche stretta fiscale, ma degli effetti dell'austerità non se ne vedono....

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    2. In Catalogna? Mi devi raccontare...
      Ci sono stato da non molto: l'effetto principale dell'austerità era percepibile da "non" turista, cioè frequentando gli autoctoni: prezzi della case a picco e di conseguenza abitazioni private (della classe media) lasciate decadere nella manutenzione e nell'arredamento (me lo hanno spiegato proprio dei barcellonesi).

      Inoltre, come attestano oggi i giornaloni (credendo di alludere utilmente agli effetti dell'€xit), la minacciata fuga degli investitori esteri, indica un'economia industriale sostanzialmente estero-controllata. Da cui deflazione salariale & disoccupazione allocate nei quartieri periferici (dove i turisti non si recano normalmente) e disoccupazione/precarizzazione giovanile (i cui effetti, come sappiamo, differiscono in funzione della classe economica di appartenenza...dei genitori).

      (Freud è alla base della ideazione dei vulcaniani di Star Trek, riassunti in Spock, e visti come "correttivo" e bilanciamento del maverick vitalista-emersoniano, american-boy che, comunque, è il comandante. E tutti rigorosamente individualisti.)

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    3. Sì, certamente, proprio da turista che frequenta pure borghesi che fanno il grano con i turisti. Ultranazionalisti, ed indipendentisti.

      Barcellona mi è sembrata un po'... da bere.

      Ciò che ho trovato di diverso rispetto alle maggiori città italiane (sottolineo, "a pelle"), è stato lo stato delle infrastrutture (e la mancanza di masse di immigrati allo "sbando" ovunque...).

      Insomma, mi è sembrato che non ci fosse stato questo accanimento sulla spesa pubblica come in Grecia ed in Italia.

      Certo: a questa mia osservazione la mia ospite mi ha fatto notare che il resto della Spagna è a pezzi. Ma mi è sembrata la tipica obiezione che i padani facevano al meridione....

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    4. In termini di infrastrutture nessuno si è autodisastrato in nome dell'€uropa quanto noi. Non dimentichiamo i ben diversi deficit realizzati dalla Spagna: gli appalti pubblici, a favore delle imprese edilizie, sono proseguiti, anche perché dalla loro solvibilità (dopo la maxi-bolla dovuta all'afflusso di capitali esteri) dipendeva il risanamento bancario e la restituibilità dei crediti dell'ESM...

      E' ovviamente il mercato del lavoro, proprio e specie nel settore edile, che è stato adeguatamente "deflazionato" e flessibilizzato.

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    5. Inoltre le grandi infrastrutture spagnole in generale non solo catalane sono in media 20 anni più giovani delle nostre.
      La rete autostradale italiana risale agli anni 60. Quella spagnola agli anni 80.
      La differenza si vede.
      Le città spagnole sono più nuove. Il benessere del dopoguerra lì è arrivato pure 20-25 anni più tardi.
      Inoltre gli spagnoli hanno iniziato a tagliare la spesa con 10 anni di ritardo minimo rispetto all italia.

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    6. Quarantotto 31 maggio 2017 14:32
      C'è anche da aggiungere la quantificazione dell'entità del "contenimento" e della sua durata nel tempo, sottintesa da queste rutilanti affermazioni e prospettive (meglio, per chi è consapevole: "minacce dirette alla democrazia costituzionale").

      Infatti BdI twitta, senza alcuna remora o esitazione:
      "Con tasso di crescita 1% e inflazione 2%, saldo primario a 4% ricondurrebbe rapporto debito/#PIL al di sotto del 100% in 10 anni".

      Il senso della realtà, quantomeno attestato dagli effetti recessivi delle manovre Tremontian-Montian-Lettiane verso il pareggio di bilancio (cioè verso il saldo primario al 4%), è un optional: dieci anni di saldo primario a quei livelli, - IN AGGIUNTA, agli effetti di quello record mondiale già accumulato dal 1992-, significano disoccupazione strutturale ben oltre la doppia cifra, aggiuntiva e finale deindustrializzazione nonché massiccia depatrimonializzazione generale.
      Se non altro resa TINA per finanziare gli interventi pubblici di salvataggio bancario che, in dieci anni di macelleria sociale, sarebbero indispensabili per il dilagare delle sofferenze.

      E il tutto condito da feroci e disumane campagne di stampa di colpevolizzazione degli italiani "difettosi", dallo scontato fiorire di "provvidenziali" scandali corruttivi, e dall'asservimento come popolo di camerieri, speed-boys, laureati da call center et similia, nonché bagnini...sedati dal reddito di cittadinanza.
      Naturalmente a prezzo di privarsi definitivamente di pensioni, pubblica istruzione e sanità pubblica.

      E il bello è che neppure otterrebbero la fantasmagorica crescita (media) all'1% per 10 anni in pareggio di bilancio (quantomeno per erosione della base imponibile e crollo fiscalmente indotto delle entrate, mentre il numero dei disoccupati e dei working poors diventerebbe pandemico dilatando le esigenze di erogare il r.d.c, in uno con il suo inevitabile abbassamento deflattivo-salariale (fino a divenire concorrenziali con la Bulgaria).

      Quello che otterrebbero è una gigantesca fase recessiva iniziale seguita da rimbalzi di crescita, stile Spagna, o Grecia, caratterizzati da un redistribuzione verso l'alto del PIL verso...gli a.d. mandatari degli investitori esteri (che compreranno pure il Quirinale e lo riaffitteranno allo Stato italiano al prezzo che vorranno...).

      E questa sarebbe la "convergenza" delle €conomi€ (intermedia verso quella greca o spagnola, con l'obiettivo finale di Bulgaria o Alabania).

      A sentire BdI, dunque, la grande truffa de "il problema è il debito pubblico" deve proseguire a qualsiasi costo economico, sociale e, dunque, politico.
      Mi sa tanto che la storia dei "vaccini" obbligatori è solo un esperimento iniziale per arrivare a imporre il trattamento Attali a tutte le unità (=cittadini italiani) considerate improduttive.
      E non è un'ipotesi scherzosa...http://orizzonte48.blogspot.in/2017/05/la-manovrona-per-il-2018-sovranita.html
      rientrato ieri dalla Bulgaria,vista con lo sguardo che ho appreso da questo blog...AIUTOOOOOOOOOOOOOO (Grazie Quarantotto per l'invito di cui sopra)

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    7. @Luca Tonelli

      Non credo che sia imputabile solo a ciò che giustamente affermi.

      La differenza di trattamento durante dopo lo shock è piuttosto marcata (sono stati ammazzati ma almeno la morfina gliela stanno dando...).

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    8. Concordo: con deficit in media sopra al 4% (limitandosi a partire dal 2011) l'Italia avrebbe evitato la recessione e parte della deindustrializzazione, potendo al contempo adottare riforme strutturali del mercato del lavoro deflazioniste. Magari avrebbe corretto in minor misura il deficit CA; cosa che, tra l'altro, la Spagna, ovviamente, non ha fatto in pari misura (neanche lontanamente)...

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  9. Un altro luogo comune il cui debunking mi pare aiuti a far quadrare i conti di questo post riguarda il c.d. miracolo economico. Si sente spesso ripetere che il famoso boom sarebbe stato dovuto alle liberalizzazioni degli anni Cinquanta. Magari si concede, anche perché sarebbe un po’ difficile negarlo, che, una volta accantonato il “piano di lavoro” della CGIL, i “miracolati” non erano equamente ripartiti fra le classi sociali ma il risultato finale costituisce la miglior prova delle virtù autopropulsive del mercato.

    Non è che all’edificante quadretto manca un pezzo?

    In effetti direi proprio di sì: l’Unione europea dei pagamenti.

    Vi hanno ripetutamente, e direi meritoriamente, attirato l’attenzione sia Sapir sia Amato e Fantacci (La fine della finanza, Donzelli, Roma, 2009, pag. 152):

    In Europa, alla fine della guerra, non c’è più moneta, non ci sono più riserve auree o valutarie. E, tuttavia, la straordinaria ripresa dell’economia europea negli anni cinquanta è imputabile non tanto alle pur ingenti iniezioni di dollari americani, quanto invece alla messa in opera di un sistema europeo di credito e di compensazione multilaterale, promosso e reso possibile anch’esso dagli Stati Uniti, che in questo caso agiscono davvero da paese terzo: non come prestatore d’ultima istanza (ossia, a ben vedere, come creditore e, dunque, come parte in causa), bensì come garante dell’incontro fra debitori e creditori.”, ossia nell’ambito di un autenticamente keynesiano meccanismo di clearing, a differenza di Bretton Woods. (Meccanismo che ha il piccolo inconveniente che finanziarizzazione e mercantilismo non consente di farli).

    Ovvero, una volta in più si dimostra che, col capitalismo, i “miracoli” li fa solo lui. :-)

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