lunedì 12 febbraio 2018

STRATEGIE ELETTORALI A EFFETTI "IMPREVISTI": IL FALSO PROBLEMA DEL PROPORZIONALE



1. Secondo uno dei più recenti sondaggi pubblicati dal mainstream mediatico (e scelto in modo sostanzialmente casuale, data anche l'omogeneità della parte predittiva delle analisi che generalmente tutti i sondaggi riflettono), questa è la proiezione attuale del potenziale esito elettorale:

sondaggi elettorali ixè, voto

Da questo sondaggio emergerebbe che il PD sarebbe al 22,1%, cioè ben al di sotto della soglia del 25%, considerata (sempre dal mainstream mediatico) quella per cui, ove non fosse raggiunta, l'attuale leadership sarebbe sottoposta a una profonda critica interna (eufemisticamente parlando: e sempre che ci siano, numericamente, abbastanza esponenti dissenzienti in posizione tale da essere in realmente grado di condurla).
D'altra parte, la Lega, in questo trend seriale di sondaggi, sarebbe in regresso almeno da ottobre 2017 e proseguirebbe a perdere terreno nei confronti del principale alleato e contender alla (eventuale) carica di capo del governo.

2. Ma vediamo come un altro sondaggio tra i più frequentati sul web, ci offre, almeno quanto a questi ultimi aspetti, una versione del tutto diversa (non però per le proiezioni relative al risultato del PD): 
SONDAGGI TP, POLITICHE 2018 – Stabile il M5S rispetto ad una settimana fa, è il primo partito italiano con il 26,8% dei consensi. Segue il Partito Democratico al 21,9%, in flessione dello 0,1%. Duello per la leadership nel CDX, con Forza Italia in ribasso dello 0,2% e che scende al 15,3%, mentre la Lega si avvicina pericolosamente con il 14,8%, in rialzo dello 0,8%
Liberi e Uguali al 5,3%, cede lo 0,3%, guadagna invece Frahtelli d’Italia lo 0,3% e supera la Sinistra portandosi al 5,5%. Più Europa (Bonino) sale al 2,1% (+0,2%), balzo in avanti di mezzo punto per Noi con l’Italia che si attesta al 2,0%.
Stupisce il dato di Casapound sottostimato dagli altri sondaggisti, TP lo indica all’1,9%, bene anche Potere al Popolo all’1,5%. Insieme vale lo 0,7% e Civica Popolare appena lo 0,5%.  
Coalizioni: il Centrodestra al 37,6% registra un rialzo dell’1,3% in soli 7 giorni.  
Stabile il Movimento 5 Stelle che con il 26,8%, resta davanti e allunga sul Centrosinistra al 25,6%, perde mezzo punto in una settimana.
3. Taluno, sempre nel mainstream, si attarda a considerare sempre più probabile l'ipotesi del "governo del Presidente" (senza poter dire in cosa tale formula consista precisamente),  ma senza rinunciare a porre come spauracchio un "ritorno" del centrodestra (in effetti, nella sua tendenziale composizione tradizionale e con ranghi composti in larghissima parte da esponenti ben noti in precedenza).
Rimane un dato: il partito maggiore, sondaggisticamente parlando, è il M5S, attualmente accreditato di un risultato che oscilla tra poco meno del 27% e poco più del 28%.
Ed è pur vero che tale (non?)-partito è stato, fino a poco tempo fa, del tutto restio ad accettare delle alleanze, ma è anche vero che, superata (a quanto parrebbe), questa pregiudiziale, la sua natura non catalogabile secondo il criterio formale (e ormai superato, dagli eventi politico-economici "strutturali") destra-sinistra, lo abilita potenzialmente quasi ad ogni tipo di alleanza o "geometria" di governo.

4. Una cosa tuttavia la si può osservare: di fronte a tutta questa frammentazione, a questa (molto) sostanziale indifferenza delle potenziali alleanze alla differenziazione destra-sinistra, determinata dalla comune estraneità (praticamente di tutti i partiti "maggiori") alla tutela del lavoro ed alla struttura del relativo mercato così come delineate dal modello costituzional-keynesiano, avrà avuto senso logico, o anche solo utilitaristico, non andare a votare con una legge proporzionale (laddove, armonizzate le soglie, un proporzionale era "quasi fatto")?
Temiamo che alla prova dei fatti, molti dei calcoli ancora oggi "giustificativi" di questa scelta (tra cui il timore del M5S al governo), si riveleranno gravemente sbagliati (e, se i sondaggi non sono del tutto inattendibili, in pratica già si stanno rivelando tali).

“Il regime parlamentare, riconsacrato dalla nuova costituzione italiana secondo uno schema che ricalca sostanzialmente quello trasmessoci dagli ordinamenti del secolo scorso, può ritenersi suscettibile di realizzare, oggi, nella diversa realtà sociale che si é andata maturando, il principio democratico?

E’ questo il problema più grave che si presenta attualmente ad ogni osservatore del fenomeno politico, e di esso, della necessità di una chiara impostazione dei suoi termini, di un'esatta valutazione degli ostacoli che ne insidiano la soluzione, é necessario che si diffonda la consapevolezza, dipendendo dalla seria volontà di affrontarlo, dalla capacità di avviarlo verso uno sbocco soddisfacente, la sorte del regime democratico nell'attuale momento storico.

Secondo un'opinione, l'ordinamento parlamentare, quale é organizzato e funziona nel mondo moderno, trova, con la sua origine, il suo unico e necessario fondamento nell'ideologia e nella pratica liberale, e pertanto si presenta inutilizzabile, perché privo dell'atmosfera che gli é indispensabile, in uno Stato poggiante sull'equilibrio instabile di forze sociali divise da profondi contrasti di interessi e costretto ad intervenire nei loro confronti non tanto per garantire a ciascuna la libertà esterna di azione, quanto per prendere posizione sul contenuto dei contrasti medesimi.

E’ certo, ed é stato numerose volte constatato, che la forma, la quale si chiama parlamentare perché ha come suo organo centrale il Parlamento, funzionante quale centro di convergenza e di mediazione delle varie correnti politiche del paese, attraverso la libera discussione e nel rispetto del principio maggioritario, PRESUPPONE UNA SOSTANZIALE OMOGENEITÀ DEL TESSUTO SU CUI QUELLE CORRENTI SI INNESTANO
IL CONTRASTO, che é postulato dallo stesso giuoco dialettico di formazione della volontà comune, attraverso l'assunzione al potere della parte di volta in volta prevalente, NON PUÒ AMPLIARSI FINO AD INCIDERE SUI FINI FONDAMENTALI, SUI VALORI SUPREMI POSTI A BASE DEL COMPLESSIVO ASSETTO STATALE. 
Solo questa SOSTANZIALE OMOGENEITÀ DEL FONDO IDEOLOGICO DELLE VARIE CORRENTI POLITICHE È CAPACE DI GARANTIRE l'effettivo rispetto del metodo democratico, il giuoco leale, la tutela dei diritti delle minoranze, il riconoscimento a queste di potere divenire legittimamente maggioranza.

Ed è da tale constatazione che appare dedotta la distinzione solita a farsi fra partiti di governo e partiti non al governo, cioè INSUSCETTIBILI DI ASSUMERE IL POTERE, IN QUANTO PONENTISI IN POSIZIONE DI RADICALE ANTITESI CON LA STRUTTURA ECONOMICO-SOCIALE PROPRIA DEL TIPO DI STATO. 
Ciò é comprovato dall'osservazione storica, che (a parte il caso dell'Inghilterra, dove opera la speciale psicologia- di quel popolo) mostra la coincidenza fra il massimo fiorire del regime parlamentare e l'accentramento del dominio politico nelle mani della borghesia, la quale concepì lo Stato soprattutto come strumento di garanzia al più libero esplicarsi delle attività dei singoli, e di tutela del possesso privato della ricchezza, ed ottenne la saldezza del regime instaurato con l'esclusione dalla partecipazione attiva ad esso dei ceti dei lavoratori impossidenti, del cui aiuto essa si era pure giovata nella lotta sostenuta contro il precedente assetto ...” [C. MORTATI, Parlamento e democrazia, in Studium, 1948, n. 11, 1-4]. 

6. Appare chiaro che Mortati, nel clima in cui scrisse, nel 1948, facesse riferimento ad un'omogeneità "tra le varie correnti politiche del paese" che fosse imperniata sull'aderenza indiscussa al modello costituzionale ed alla sua attuazione.
Nella situazione attuale questa omogeneità è di segno esattamente opposto, essendo indubbio che la Costituzione del 1948 sia "fondata sul lavoro".

7. Mentre, piuttosto, va sempre rammentato che
"la spesso denunciata "instabilità" di governo del dopoguerra, non pare tanto imputabile al sistema emergente dall'uso della legge elettorale proporzionale, ma ad un fenomeno di segno opposto: cioè all'esistenza di "forze" capaci di determinare l'indirizzo politico-governativo nel fondamentale campo delle politiche economiche, ma non elettoralmente "pesate" e, nondimeno, "pesanti". 
Queste componenti del gioco politico non sono numericamente rappresentabili, in termini di decisività nella formazione delle maggioranze "teoriche" (cioè elettoralmente espresse), ma decidono (le politiche economiche del dopoguerra così come di promuovere la "costruzione europea").
Queste forze, peraltro, si formano (o preesistono e si rinnovano, nella loro azione, rispetto alle epoche precedenti, incluso il fascismo) e si rafforzano nel quadro politico dell'epoca. 
Più ancora, emerge che esse trovano in istituzioni come la Banca centrale e in, più o meno chiare, pressioni dei partners europei e internazionali in genere (le tracce di ciò emergono dalle fonti, dirette e storiche, citate da Arturo), un canale di determinazione dello stesso indirizzo politico-economico che bypassa il processo elettorale, rendendolo appunto "idraulico" (cioè tollerabile a condizione che sia compatibile con esiti pre-determinati al suo esterno)".
8. Allorché questo fondamento e questa legalità costituzionali siano ormai venuti meno, essendo anzi la Costituzione sottoposta a un attacco finale su cui convergono le più diverse forze politiche (in apparenza diverse), in fondo che cosa sarebbe cambiato nel votare con un sistema proporzionale corretto con una modesta soglia di sbarramento (nel Consultellum era posta al 2%)?

Naturalmente si può sempre pensare (in buona fede) che i sondaggi possano essere totalmente fuorvianti e inattendibili...

24 commenti:

  1. Purtroppo per i "working poor"(quelli come me) La"SOSTANZIALE OMOGENEITÀ DEL FONDO IDEOLOGICO DELLE VARIE CORRENTI POLITICHE CAPACE DI GARANTIRE l'effettivo rispetto del metodo democratico" RISIEDE NELLA"comune estraneità (praticamente di tutti i partiti "maggiori") alla tutela del lavoro ed alla struttura del relativo mercato così come delineate dal modello costituzional-keynesiano".Quindi è innibita la possibilità d' avere una "rappresentanza"con una forza politica che aderisca al modello costituzionale e il percorso di infiltrarsi nelle forze esistenti per ricordare tale modello più che una strada è uno stretto sentiero .Ma a preoccuparmi sono più le conseguenze di questa mancata rappresentanza ,il peggioramento ulteriore della deflazione salariale e quindi della domanda aggregata in una spirale verso il basso

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    1. Condivido, dato che faccio parte di quello stesso ceto. E non posso fare a meno di darmi i pizzicotti davanti a quella che non riesco a non definire un'attesa messianica di queste elezioni, vissuta come tale da ciò che dev'essere ormai la media borghesia a rischio di proletarizzazione, non certo la piccola con cui ci hanno sfracellato le orecchie per decenni, mentre veniva sfracellata essa stessa per prima e senza dare origine a un bel nulla. Per quelli come noi la perciò, la questione si ferma ancora prima.

      Non a caso in questi giorni si parla al massimo di investimenti, molto meno di lavoro, ancora meno di diritti del medesimo.

      (La cronaca non cambia il segno edgli avvenimenti. Amazon è un caso previsto da 48, qualche scandalo ci vuole per far vedere che esisterebbe una minima vigilanza, Acea peggio mi sento: è l'introduzione del welfare aziendale e in prospettiva della distruzione totale della sanità pubblica, il ricatto dei ricatti, in cambio della non applicazione del JA e i sindacati festeggiano! mentre Confindustria gioca il solito ruolo del poliziotto cattivo e qualcuno ci casca pure. Inoltre è il manifesto della contrattazione aziendale che vince sulla contrattazione nazionale, ovviamente "strappando condizioni più favorevoli per i propri lavoratori": il diavolo non è poi così brutto come lo si dipinge, di che avete paura? Un principio pericolosissimo. Ci sarebbe da strapparsi i capelli, non da festeggiare.)

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    2. P.S.: suppongo per altro che entrambi i commenti siano alquanto OT; è evidente che molti piccoli schieramenti finiranno esclusi dal Parlamento a causa della legge elettorale. Cosa rappresenta la loro esistenza? Un tentativo di facilitare lo scenario citigroup, vale a dire la responsabilità condivisa alla plotone di esecuzione, o, e in che misura, l'esclusione di alcune posizioni dalla rappresentanza?
      Ad ogni modo sempre bello leggere Mortati che trovavo citato nei manuali di diritto costituzionale come fosse un nume ma non ho mai letto direttamente (ricordassi chi aveva scritto quel manuale, almeno). A parte il contenuto, la chiarezza di linguaggio di quel paio di generazioni diciamo tra Salvemini-Gobetti e Caffè da un lato è una goduria, dall'altro fa disperare davanti alla nostra pochezza.

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    3. Commenti non affatto OT.
      La questione del proporzionale e dei "piccoli schieramenti" ovviamente dipende dalla struttura generale, economica e quindi politica: la citazione di Mortati ha delle ancor più implicazioni che, probabilmente, vanno più esplicitate...

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    4. Be' una di cui si è mille volte parlato e che viene esplicitata è la necessità per ESSI di normalizzare (educare?) il Parlamento nel senso dell'omogeneità ideologica "eversiva" della Costituzione. Mi pare che si sia abbastanza avanti, giacché l'altra omogeneità non esiste più da un pezzo. La sua certificazione di morte parlamentare è stato lo stupro dell'art. 81 che ha solo compiuto il riconoscimento formale di 30 anni di liberismo riformista; si otterrebbe quindi/si è già ottenuta la saldezza del regime attraverso l'esclusione dalla partecipazione degli impossidenti, del cui aiuto essa si era giovata ecc. (quanti ancora votano partiti di sinistra in nome della memoria di 30 anni fa?). resta da vedere quale tecnica di cooptazione neutralizzerà definitivamente ogni velleità contraria nel prossimo governo (appunto citigroup), magari lasciando in vita la ciliegina più o meno rossa delle "minoranze". Il punto 7 esprime la consapevolezza di Mortati dell'esistenza e dell'attività del quarto partito come delle sue sponde inter e sovranazionali; al punto 8 ho cercato di rispondere sopra.
      Ogni questione del nostro tempo sembra trovare risposta in scritti di mezzo secolo fa, probabilment perché sono le stesse premesse economiche e sociali allora confutate (Ruini, Palude) essere all'opera. Se solo non avessimo smesso di leggere.
      Vado a finire Denord (grazie Arturo, ottimo libretto). Per caso qualcuno ha letto Steven Kaplan, Raisonner sur les bleds? L'ho avuto in mano una manciata di secondi, se non capisco male l'autore, storico statunitense formatosi Annales intende affrontare la politica economica del liberismo rileggendo il dibattito a partire da Galiani. Ma non ho veramente idea di dove voglia andare a parare.

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    5. @Pellegrina: non ho letto Kaplan (ho visto che è lungo quasi 900 pagine!), ma scorrendo le recensioni mi pare tanto specialistico: se non hai già una conoscenza almeno buona della storia economica e del pensiero economico partirei da qualcosa di più generale, per esempio l'ottimo La moneta. Storia di un'istituzione mancata di Luca Fantacci, che intreccia felicemente le due discipline.

      Mi fa piacere il giudizio su Denord; il prossimo francese che ho nel mirino è questo: se lo leggi, facci poi sapere. :-)

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    6. @Arturo Ahimé, Kaplan mi ha rapidamente sedotto e l'ho appena comprato :), ma non sono ancora riuscita a passarci qualche ora. Non conosco il tema se non genericamente, ma un poco il periodo. E' il genere di mattone che piace a me, ottimo per la schiena e facile da portare nel métro. Vedremo: sarà l'occasione per provare a imparare. Idem Fantacci perché spero sistematizzi cose che ho imparato a pezzi e bocconi sui blog e i libri dei blogger senza un inquadramento organico.
      Di Denord che mi piace moltissimo ho appena preso anche Le néo-liberalisme à la française, 2 éd., Marseille, Agone, 2016, sorta di storia del quarto partito locale (Mont-Pèlerin etc. ovviamente), che magari scopriremo simile al nostro più di quanto non si pensi.
      Delaume di solito non mi manda in estasi, ma lo vedrò di sicuro in biblioteca (temo sia un po' generico, anche se individua tanti temi che conosciamo, a partire dal rifiuto di Maastricht e dalla UE come cooperazione di progetti intergovernativi, perfino l'autorazzismo, ecc.). qui si va più in dettaglio della scheda dell'editore, ma probabilmente l'hai già letto.

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    7. @Pellegrina: la Delaume è una giornalista che fa correttamente il suo mestiere appoggiandosi a specialisti, in questo caso Cayla, magari altrimenti non molto visibili. Quel che m'ha fatto scattare l'impulso alla lettura però è stata la menzione, nell'intervista su youtube presente anche nella pagina che hai linkato, della crisi demografica dei paesi dell'est: un tema che mi pare molto importante ma di cui si parla pochissimo.

      Sì, Fantacci fornisce proprio un inquadramento generale storico-intellettuale della moneta e (quindi) dell'economia. Non sono sempre d'accordo con tutti i punti di vista che esprime (per esempio Lapavitsas, nel suo Social Foundations Of Markets, Money And Credit, propone una lettura storica un po' diversa e a volte più persuasiva), ma è un eccellente punto di riferimento.

      Il libro di Denord aveva incuriosito anche me, ma altre letture me l'hanno fatto rimandare. Se dopo averlo letto hai voglia di proporcene una recensione/relazione nell'ottica del blog, penso che potrebbero venirne fuori uno o più post interessanti. Se Quarantotto è d'accordo, ovviamente. :-)

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    8. @Arturo: concordo su Delaume e aggiungo che non ho ahimé molto entusiasmo per i libri scritti da giornalisti. Il suo lo sto leggendo in biblio e finora, sono a metà, purtroppo conferma il mio pregiudizio. Non ho trovato l'info che citi e che mi pare interessante. Stasera spero di averlo finito - si legge in un pomeriggio - dettaglio meglio.

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    9. @Pellegrina: scusami, sono io che perdo colpi: la menzione della crisi demografica dell'est Europa l'ha fatta in questa conferenza con Pierre Manent. Poi ho ascoltato l'intervista insieme a Cayla e ho fatto l'associazione: spero la lettura sia stata comunque interessante.

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  2. Che dire?.... mi viene in mente il solito commento di Francesco:

    Francesco Maimone5 gennaio 2018 12:30

    “Se non si è consapevoli del tipo di democrazia che si vuole nel nostro Paese, le stesse forze che hanno imposto il vincolo esterno e che hanno da sempre congiurato per disattivare la Costituzione, potranno sempre trovare altri strumenti”.

    Insomma, chiarirsi le idee su quale tipo di democrazia davvero ci interessa, come precisava Basso - guarda caso proprio settant’anni fa – in un discorso come sempre illuminante (poi riflesso in Costituzione). Non ricordo se l’ho già pubblicato; se così fosse, repetita iuvant, soprattutto in questo tempo di “regolamento di conti”:

    “… sia ben chiaro che non ci limitiamo a considerare la democrazia …solo sul piano formale…, ma la intendiamo anche e soprattutto nel senso sostanziale per cui …la democrazia per noi non consiste in una legge che impone di convocare ogni quattro o cinque anni le elezioni…. Una democrazia in senso sostanziale è soltanto quella nella quale il popolo partecipa veramente e direttamente alla gestione della cosa pubblica: e ciò richiede in primo luogo la …risoluzione dei più gravi problemi sociali, PERCHÉ CHI HA FAME, CHI NON È IN GRADO DI PROVVEDERE AL PROPRIO SOSTENTAMENTO, CHI DEVE COMBATTERE CONTRO LO SPETTRO DELLA MISERIA O DELLA DISOCCUPAZIONE non è evidentemente in grado di partecipare veramente alla gestione della cosa pubblica…

    Non c’è quindi democrazia fine a che questi problemi non sono risolti... …non basta andare alle urne ogni quattro o cinque anni…, bisogna che tutta la vita collettiva…sia veramente democratica. Ogni lavoratore deve sapere, in altre parole, che i suoi problemi li decide da solo, che dipende veramente da lui, dalla sua decisione, …dai suoi voti la risoluzione dei problemi di ogni giorno…. Solo se faremo progredire veramente la classe lavoratrice in questo senso riusciremo a realizzare una democrazia vera nel nostro paese, la quale appunto per essere democrazia vera, NON PUÒ ESSERE DISGIUNTA DAL SOCIALISMO…

    Noi non ci accontentiamo che un articolo di legge dica che i cittadini debbono votare …perché la società borghese concede quello che non può non concedere, il suffragio universale, tiene però le armi per fare in modo che questo suffragio universale torni a suo vantaggio.

    Non una democrazia formale che si limiti a concedere il voto E POI DIA AD UNA RISTRETTA OLIGARCHIA DI PLUTOCRATI E DI BANCHIERI CAPITALISTI il dominio delle forze di produzione e l’effettivo potere politico, noi vogliamo. Non è questa la democrazia che ci interessa…” [Il discorso del compagno Basso, su L’Idea, 8 marzo 1947, n. 10, 1].

    “Il dominio delle forze di produzione” – attuato tramite vincolo esterno - e quindi “l’effettivo potere politico” (sottratto alla sovranità popolare), che hanno portato i cittadini italiani a non contare praticamente più nulla

    https://orizzonte48.blogspot.com/2018/01/a-cosa-potrebbero-servire-queste.html?showComment=1515151815795#c9172426108148301753

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    1. "Solo se faremo progredire veramente la classe lavoratrice in questo senso riusciremo a realizzare una democrazia vera nel nostro paese, la quale appunto per essere democrazia vera, NON PUÒ ESSERE DISGIUNTA DAL SOCIALISMO…"

      Ecco il vero tema: come riportare, se possibile, il Socialismo all'ordine del giorno della cultura (?) e della politica (aridaje ?) nazionale. Quel ginepraio aideologico e pronto a sgonfiarsi detto (da €ssi) sovranismo per divenire qualcosa di veramente rivoluzionario deve diventare Socialismo. Mi chiedo se ciò sia però possibile nel mondo post-industriale e fortemente atomizzato. La classe di riferimento ideale è quella del Lavoro (ossia chi dalla propria fatica quotidiana percepisce i mezzi per vivere): si riuscirà a dotarla di quella coscienza di classe per sé necessaria?

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    2. In parte, l'atomizzazione gioca un suo ruolo, come segnala Rodrik; ma solo entro limiti di tolleranza "strutturale" che, sono stati (probabilmente) quasi raggiunti.
      O lo saranno presto (occhio a Wall street...il mainstream istituzionalizzato ha il suo punto di cedimento...preterintenzionale).

      Oltre tali limiti, il concetto stesso di atomizzazione è alimentato dai media come un sistema di deterrenza alla gramsciana "scissione" (che non è la creazione di un partito dalla costola di un altro! :-) E' piuttosto, come sappiamo, una "presa di distanza", un appello alla coscienza affinché non consenta più quell'inavvertita apatia dei molti, si cui si fonda il sistema liberal-mercatista per neutralizzare la democrazia).

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    3. A proposito della "scissione gramsciana" io credo che in Italia vi sia, in potenza, una buona probabilità di riuscita. Certo i numeri di internet lasciano il tempo che trovano, ma non mi pare che negli altri paesi dell'€zona esistano esempi di riflessione e proposta come Orizzonte48 o Goofynomics (o il meritorio lavoro di raccolta del buon Messora).

      Voglio dire che la "domanda" di informazione altra è in essere e risulta già notevole. Quanto ciò possa trasformarsi in coscienza di classe e proporsi come forza storica e politica è la questione esiziale (e sogno sperare il compito della mia generazione in accordo con la numerologia cinese :D).

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  3. I Costituenti, sul punto trattato nel post, erano ovviamente in perfetta armonia.

    Lelio Basso, già citato qui (p. 1), condensava nel 1950 in modo ancora più lapidario quanto già anticipato nel commento postato da Luca:

    Una democrazia può sussistere solo in un paese in cui l’intiera collettività sia sostanzialmente d’accordo sui princìpi che reggono l’ordine politico-sociale esistente, giacché, se vi fosse un contrasto profondo, un radicale disaccordo, se mancasse unità di linguaggio e di spirito, non sarebbe pensabile un alternarsi di opposti partiti al governo della cosa pubblica.

    IN ALTRE PAROLE, PERCHÉ SUSSISTA UN REGIME DEMOCRATICO, È NECESSARIO CHÉ VI SIA GENERALE ACCORDO SUI PRINCIPI FONDAMENTALI, e che il disaccordo cada soltanto su particolari aspetti e indirizzi di politica. Nessuna democrazia potrebbe rimaner sana se i princìpi dell’azione divengono così diversi fra le diverse classi della società, perché è l’essenza stessa della democrazia che i principì della azione debbano essere posseduti in comune da tutte le classi che contano
    ”.

    Obliterato “il generale accordo sui principi fondamentali”, ognuno può fabbricarsi (o meglio, crede di potersi fabbricare, dal momento che tutte le strade portano all'onnipervasivo liberismo) un proprio concetto di “democrazia”, con la conseguenza che l’individualismo metodologico regna incontrastato sotto la vernice del liberale "pluralismo".

    Ribaltando il discorso di Basso, ormai c’è di fatto un sostanziale disaccordo (quando non pura ignoranza) sui principi fondamentali, ed invece un accordo su particolari aspetti (includo l’attuale legge elettorale).

    Se quest’accordo sui principi fondamentali manca già in fase di competizione elettorale, come si può credere che venga recuperata all’esito del voto? Se la Costituzione è scomparsa persino come semplice nominazione in campagna elettorale, come ci si può attendere che le forze politiche ne recuperino i contenuti sostanziali all’indomani del 4 marzo?

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    1. 1) purissima e prevalente ignoranza;
      2) ma come non la nominano? Quando capita, in effetti, ri-parlano di riforme (sempre per adeguarla alla definitiva "rivoluzione liberale": cioè al mercato e alla libera iniziativa economica...in regime di oligopolio internazionalizzato: e ricadi nell'ipotesi 1), per quanto il motore di questa ignoranza sia intenzionale in quanto ben retribuito)

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  4. Per coltivare la propria "scissione gramsciana" basta leggere quello che scrivono le "forze" capaci di determinare l'indirizzo politico-governativo nel fondamentale campo delle politiche economiche, ma non elettoralmente "pesate" e, nondimeno, "pesanti" [perchè non ci sono segreti, scrivono veramente tutto, nero su bianco].

    In fondo il pensiero delirante di queste "forze" è molto semplice, e si riassume in un solo periodo: "l'uomo è il mio nemico".

    https://media.defense.gov/2018/Feb/02/2001872886/-1/-1/1/2018-NUCLEAR-POSTURE-REVIEW-FINAL-REPORT.PDF

    A pag. 22 c'è questa chicca poi che vale centomila parole:

    "To help preserve deterrence and the assurance of allies and partners, the United States has never adopted a “no first use” policy and, given the contemporary threat environment, such a policy is not justified today. It remains the policy of the United States to retain some ambiguity regarding the precise circumstances that might lead to a U.S. nuclear response."

    Per sua fortuna il Prof. Mortati se ne è andato prima di poter leggere questa robaccia (che certifica la fine - speriamo temporanea - della civiltà giuridica).

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    1. “Per sua fortuna il Prof. Mortati se ne è andato prima di poter leggere questa robaccia”

      Direi anche questa:

      Il 5 e 6 dicembre scorsi, il Chief Executive della Agenzia della Difesa europea (EDA), Claude-France Arnauld, ha incontrato ad Atene le autorità greche, ufficialmente per perfezionare i preparativi alla presidenza ellenica al Consiglio Europeo del primo semestre 2014; è invece assai probabile che, al di là delle dichiarazioni di prammatica, i colloqui si siano indirizzati sul destino della difesa nazionale greca.
      Nel paragrafo 3.5.4 (pagg. 76-77) lo studio olandese ci ragguaglia sulle strategie comunicative per ottenere “l'accettazione sociale alle operazioni militari” (nell'originale viene pervicacemente usato “defence”) ; sembra che l'ossessivo progetto occidentale di creare pericoli a ogni piè sospinto sia quello che garantisca i risultati migliori.
      Vi si legge, infatti, che l'accettazione sociale a operazioni di difesa potrebbe aumentare dall'accresciuta percezione di insicurezza o dalla retorica di una approvazione generale riguardo a successi in ambito militare; questi fattori porterebbero a un clima favorevole per un ulteriore rafforzamento del settore che consentirebbe budget più alti.
      Viceversa se l'attuale giudizio critico dovesse aumentare, i politici potrebbero sentirsi sotto pressione e attenuare il loro impegno per le operazioni di difesa, riducendo così i bilanci e spostando l'attenzione alle operazioni umanitarie.
      Assai inquietante è quello che si trova scritto poco più sotto, cito testualmente: “Se i cittadini sono scettici sulle operazioni di difesa, i bilanci sono destinati a contrarsi e il reclutamento di risorse umane diventerà più difficile. Comunque è chiaro che un nuovo attacco terroristico influenzerà fortemente l'approvazione dell'opinione pubblica per operazioni di sicurezza e difesa”.
      Leggere simili argomentazioni lascia esterrefatti e viene da chiedersi se ci sarà un ulteriore “salto di qualità” nel distorcere la percezione della realtà, per piegarla ai desideri di multinazionali e corporations finanziarie.

      http://orizzonte48.blogspot.com/2014/05/fortezza-europa-1-quando-la-spesa.html …

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  5. N.B.: per qualche strano motivo non mi funziona il tasto "Anteprima", il messaggio sparisce. Spero non abbia funzionato da "Pubblica". Nel caso mi scuso per i ripetuti invii.

    È possibile scaricare, in formato pdf, l'articolo di Mortati dal sito della Camera: Mortati Costantino, Parlamento e democrazia, Studium. - 44 (1948), n. 10, p. 507-516. Seguite il link sulla scritta Testo Mortati ripubblicazione e dovrebbe partire subito il download.

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  6. Bisogna fidarsi di Bagnai. Non abbiamo altra chance.

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    1. Mi perdoni: rifletta un attimo sulla sua affermazione.
      Si tratta, allo stato delle cose, inevitabilmente, di una "promozione elettorale"; quindi:
      a) obiettivamente ha un senso autoassertivo che ciroscrive l'attendibilità dell'affermazione stessa ad una sua scelta personale.
      Quanto alla credibilità scientifica di Alberto, non deve certo qualcuno rimarcarla in questa sede, perché abbiamo elementi di conoscenza diretta, e di amicizia, molto probabilmente superiori ai suoi.

      b) In secondo luogo, l'asserzione (esortativa-imperativa e collettiva, TINA, apodittica), è ampiamente OT nel contesto del post; con tutta le benevolenza che si può utilizzare in un caso del genere...

      In questa sede si cerca di evitare di fare propaganda elettorale; ne va della credibilità scientifica degli argomenti trattati, come pure della "imparzialità" metodologica che essa richiede.

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    2. Considerando soprattutto che questo spazio di discussione ha dato una fondazione scientifica ed una interpretazione filologica a qualsiasi grande corrente di pensiero... con un decostruttivismo ex-ante che lascia ben poco spazio, rispetto ai propri riferimenti ideali, a gran parte delle incarnazioni ideologiche della modernità.

      Il partito politico rimane comunque rappresentativo, per definizione, di una "parte".

      La coscienza che viene promossa dal lavoro di ricerca ed analisi, è invece a beneficio di tutti: oppressori compresi.

      Un altro discorso sono le analisi delle istanze in sé portate dai soggetti politici rispetto al paradigma imposto dalla Costituzione.

      Nel merito, poi, l'atteggiamento fenomenologico che si prova ad adottare nella ricerca e nella dialettica in questi spazi, è la morte di qualsiasi "fede"...

      Coscienza e fede, purtroppo, vanno poco d'accordo.

      (E, con questo atteggiamento, direi che le uniche "rivelazioni" sono quelle dell'essere che disvela se stesso: i fenomeni, ossia le cose in sé, per quel che appaiano...)

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    3. Caro Bazaar, il prossimo post, appena pubblicato, ti piacerà :-)

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  7. Stamattina freddo e umido al parco dell'Aniene mentre chiacchieravo con il mio ex-Presidente di Sezione di fiducia delle recenti 'dichiarazioni' della Corte dei Conti sul debito pubblico.

    Fossimo stati sulle Alpi avremmo cercato la baita coi bombardini.
    Io probabilmente avrei pure scelto di ubriacarmi dopo aver sentito quello che ho sentito.

    Pare si tratti di un ennesimo caso di 'brava persona', proiettata ai vertici per effetto del pensionamento della vecchia guardia, che sottoscrive un testo approntato da altri senza capire.

    Cioè di un ennesimo caso di ignoranza della macroeconomia da parte dei vertici istituzionali.

    In fondo un QED di quello che si diceva qui tempo fa: 'non si sono più le risorse'.

    Il lavoro da fare si scopre ogni giorno più difficile.

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